A saperlo prima!

Ecco le cose che ho imparato dopo la nascita di Enea, ma che se avessi saputo prima, mi avrebbero semplificato la vita. E magari sarei anche risultata più gentile agli occhi delle già mamme.

Lanolina, quella manna dal cielo.

Scoperta e comperata per la prima volta appena uscita dall’ospedale, per le ragadi da allattamento, si è rivelata poi un alleato strepitoso per fastidiose screpolatura o irritazioni, per i bambini ma anche per noi ‘grandi’. Per intenderci:

  • raffreddore da cavallo e naso tipo renna di babbo natale
  • labbra screpolate che ogni sorriso è un peccato tirato giù
  • mani, guancette e mento irritati da vento misto a sbavatura perenne
  • piccoli arrossamenti da pannolino

Di fronte ad ognuna di queste situazioni, un leggero velo di lanolina, una seconda applicazione a distanza di qualche ora per i casi più gravi, e la pelle torna morbida e soprattutto le feritine si rimarginano subito (essendo nata per le ragadi…è il suo sporco lavoro, ecco!). Io ho Purelan della Medela e mi trovo bene (vi ho messo il link di Amazon per prenderla ad un ottimo prezzo, e aiutare Casa Tufilla a vivere, e se siete iscritti ad Amazon Prime vi arriva in un battibaleno). In inverno col freddo indurisce molto, ma se si scalda il tubetto con le mani, pian piano si ammorbidisce.

Tasche, roba da mamme.

Nascere mamma e ritrovarsi piene di vestiti, pantaloni e maglie senza tasche potrebbe essere una delle cose peggiori che vi possano capitare. Dopo le ragadi, il reflusso, le coliche e le notti in bianco (e le emorroidi, per quelle che, ahimè, gli toccano). Le tasche per una mamma sono fondamentali. Potranno contenere fazzolettini salva moccio spiaccicato sui vestiti (più tuoi che suoi), lavette raccogli rigurgito, mozziconi di biscotti, macchinine dimenticate chissà dove, ciucci e portaciucci di salvataggio, chiavi, gettoni per il carrello della spesa, ma soprattutto, cellulare a portata di mano per immortalare i momenti più carini del tuo bimbo in crescita.

Un papà Uomo, non solo maschio.

Per anni mia nonna ha temuto per me la zitellaggine, chiedendosi perchè non trovassi  qualcuno all’altezza delle mie aspettative. Poi l’ho trovato. E adesso accenna ogni volta un timido “Eh, lo dicevi che sapevi cosa stavi facendo, ed era vero!”.

Quindi questa cosa in realtà la sapevo anche prima, ma mai avrei immaginato quanto fosse determinante per vivere serenamente la maternità.

Cercavo un Uomo, un maschio evoluto che avesse una visione della vita e della famiglia un po’ diversoa dall’ “io-uomo-partita, tu-donna-pulire”.
Ad oggi posso dire di averlo trovato. Un uomo a cui piace cucinare, con cui dividersi i compiti e capace di accudire Enea bene quanto me (e su qualcosa mi sa pure meglio!). Un uomo autonomo, a cui non fare da babysitter o badante (a seconda dell’età), uno capace di autogestirsi e quindi consapevole delle energie necessarie a mandare avanti una casa. Qualcuno che mi faccia stare tranquilla, perchè so che qualunque cosa accada, dal contrattempo di ogni giorno, alla sera fuori con le amiche, a speriamodino qualcosa di grave, non lascio Enea in balìa di un soprammobile smarrito che non sa manco scaldarsi il latte a colazione.

Sigarette, sono ad altezza di bambino.

Ero una fumatrice, prima di rimanere incinta, fumavo molto poco, ma fumavo. Non ricordo che tipo di fumatrice fossi, ma oggi che sono mamma so quale avrei voluto essere. In questi due anni (ci conto anche la gravidanza) mi sono resa conto che il fumo è onnipresente. Tolti i locali pubblici, per il resto c’è fumo ovunque.

  • Al parco. Mentre i bambini giocano, i genitori fumano; i passanti fumano, e non regge la giustificazione dell’aria aperta. Perché sarà pure aperta, ma è quella che siamo obbligati a respirare fintanto che stiamo in quel luogo. E a meno che non tiri la bora che manco a Trieste, il venticello carino porta il simpatico fumo della tua sigaretta addosso a me e a mio figlio. Adoro quei parchi in cui il fumo è vietato. Dove non arriva il buon senso…
  • Per le strade. Vai a fare un giro col passeggino e incroci passanti che fumano, e le sigarette, signori miei, sono maledettamente ad altezza bambino. Certe sniffate che manco il caro vecchio Lapo. E non regge la scusa del traffico e di tutto lo schifo che ci respiriamo ogni giorno, e la sigaretta è una quisquilia, a confronto. Vivo in cima a una collina circondata da quasi nulla, in un comune dove c’è molto poco, in una regione tra le più longeve. Se volevo lo schifo potevo almeno barattarlo con una vita piena di possibilità. E invece ho scelto il pulito, in cambio di quasi niente. E in ogni caso, se anche vivessi in centro a Milano, evitare l’evitabile sarebbe almeno un inizio. È questione di scelte di vita (e qui vi racconto la nostra).
  • In casa. I nonni sono fumatori e fumano in casa. Non in presenza di Enea, ma chi non fuma, lo sente lo stesso, l’odore che resta. Nelle stanze, sui vestiti, tra i capelli. Poi, io sono sempre la solita esagerata, ma la cosa mi infastidisce, soprattutto se Enea ci passa tutti i pomeriggi, in quella casa. E mi chiedo spesso dove sia il limite, da ambo le parti. Per il momento ci passiamo sopra.
File e parcheggi, tutti impegnati!

Non avevo mai fatto caso a quante donne incinte ci fossero in giro fino a che non mi sono trovata incinta a cercare parcheggio. Tutti quelli riservati alle mamme in attesa erano sempre occupati. Sarà forse perchè sono quelli più ‘comodi’ e spaziosi? E immagino che la stessa cosa capiti ai disabili. Quanta ignoranza c’è in giro! Penso di aver pulito così tante macchine con la panza, che potrei lavorare in un autolavaggio ad honorem.

In fila alla cassa, o agli uffici, poi, è la stessa cosa. Qualcuno magari non ci pensa nemmeno, qualcuno invece è proprio stronzo. E gli stronzi, chissà perché, hanno sempre improvvisamente tanta fretta. Guai a far passare una con la panza così grande che occupa mezza corsia, o le caviglie che pare in piedi su un canotto in pieno inverno. O una mamma con un bambino stanco che le striscia dietro attaccato alle gambe o in preda a deliri da cozzaattaccataalloscoglio. Li senti addirittura, gli stronzi simpaticoni, bisbigliare che con i figli bisogna stare a casa, che se non sono capaci di stare in giro non devi portarli. O che la maternità è fatta per riposare, non per fare shopping. Sì, certo. E tu sei un genio.

Calma e solitudine.

Prima di essere mamma ero una che non si fermava mai. Dovevo avere sempre qualcosa da fare o un posto dove andare. Anche quando ero incinta. Ero la wonderwoman che a 3 mesi è andata a Berlino in furgone per una settimana di fiera, che ha lavorato fino all’ottavo mese, che nelle due settimane di maternità ha fatto tutto quello che non era riuscita a fare in 9 mesi. E che alla fine ha partorito 15 giorni prima del termine. 24 ore dopo aver detto “Oh, finalmente ho fatto tutto, ora posso riposarmi“.  Enea ha quasi due anni e io ancora devo iniziare, a riposarmi. Morale della favola? Godetevi i vostri momenti il più possibile, il relax, i calici di vino, i film che volete vedere, i viaggi che volete fare. Le vostre passioni, le sere a letto presto o le mattine svegli tardi (a seconda del tipo che siete), le chiacchierate con le amiche e il divano in silenzio ad occhi chiusi. Perché una volta genitori sarete circondati di cose meravigliose, ma avranno altri nomi, e soprattutto, altri tempi e altri suoni!

Momento giusto? non esiste.

Ho fatto passare tanta di quell’acqua (e di quelle occasioni) sotto i ponti, prima di capire che il momento giusto non esiste. Il momento giusto non è altro che l’alibi che ci diamo per rimandre cose che ci mette pensiero fare. Cose che sappiamo giuste per noi, ma che significano cambiamento, e quello, lo sappiamo, fa sempre paura a tutti, o quasi.

Il momento giusto è quando lo decidi tu. Il resto poi si adatta.

E lo capisci quando le situazioni che hai davanti non le puoi rimandare. Quando hai un bambino che piange e non riesci a calmarlo, quando sai che la parte più difficile è superare la frustrazione di non riuscire, di non essere perfetta, di non poter fare le cose come pensavi, o come avevi programmato. Il momento giusto è quello che stai vivendo, se non ti senti bene nelle sensazioni che provi. Poi nessuno dice che sia facile, sarà dura, e pieno di sbagli, inciampi e passi indietro. Ma ogni successo aiuterà a rafforzare l’autostima, a tentare ancora e magari alla fine ci riusciamo. Io oggi sono in una fase no del mio percorso per essere una mamma paziente e controllata. Ho sclerato di brutto, esasperata. Ma voglio ricordare che ce l’ho anche fatta, e bene, in altre situazioni complicate.

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