Avere umanità non significa essere buonisti

dormire

Oggi è una di quelle giornate col magone. Di quelle che iniziano bene e poi basta una delusione sconfortante sul lavoro seguita dalla foto di un bambino morto sotto le bombe, disteso su un fianco in posizione fetale, come se dormisse, come Cipollino mio quando dorme, e niente, è fatta. Scatta il magone, scatta quella sensazione dentro che ti dice che devi fare qualcosa, che non può esaurirsi tutto qui, da spettatrice.

E cerchi di trovare sollievo nello sfogarti col tuo compagno in pausa pranzo, con una passeggiata e con un urlo digitale su facebook, perchè il dolore, se condiviso, si fa appena appena appena più leggero. Perchè vedere che non sei sola, che ci sono altre persone, altre mamme e altri padri e potenziali tali che condividono il tuo stesso ‘peso sul cuore’ ti dà la forza per credere che insieme a tante altre piccole gocce si possa addolcire questo mare così salato.
Ed eccolo, il mio urlo silenzioso:
“Sarà ‘colpa’ dell’essere diventata madre, ma io davvero non credo di riuscire a sopportare ancora tutto questo orrore.
Ad ogni foto di bambini morti sotto le bombe, uomini affogati, vittime di stragi terroristiche, io muoio dentro.
Non posso sopportare questo peso costante sul cuore, queste lacrime a fior di ciglia, questo maledetto senso di impotenza.

Vorrei salvarli uno ad uno, abbracciarli uno ad uno, ma non si può, non si può. E penso che allora l’unica cosa che posso fare, nel mio piccolo, è crescere Enea insegnandogli a guardare gli altri come PERSONE, e non come etichette. Come un uomo/donna/bambino che fino al giorno prima si dannava per un problema di lavoro, rideva su una panchina con gli amici, si rincretiniva con candy crush sullo smartphone, o semplicemente, andava a prendere l’acqua, gioiva per un cucchiaio in più di riso o per l’abbraccio di sua madre. Erano persone, non profughi o immigrati, non palestinesi o siriani o africani o europei, non poveri o ricchi o atei o cristiani o musulmani. Erano persone.

E voi che state pensando ‘Ecco la solita buonista’, avete rotto i coglioni, ok? Il fatto che io abbia un’umanità che vi è sconosciuta non significa per forza che sia io ad essere sbagliata. E il fatto che con i social siamo tutti in grado di dire quello che pensiamo, significa che ogni amenità che andate dicendo fa cultura e rinforza le idee di quelli che la pensano come voi e anche di quelli che non sanno come pensarla. Avete una grande responsabilità, perchè se è all’odio e all’intolleranza che continuiamo ad educare, saranno odio e intolleranza quello che si ritroveranno i nostri figli per le mani.”

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