L’arte del “portare”: un dono per mamma e bambino

Babywearing
Con Enea ci avevo provato, ma forse l’inesperienza, forse la poca motivazione, l’ho portato in fascia sempre con tanti dubbi e con poca dimestichezza, limitandomi all’indispensabile. Nonostante ciò, avevo intuito le potenzialità del portare, per questo ora che è arrivata Eva ho voluto riprovaci, stavolta ‘seriamente’.
La congiunzione astrale favorevole mi ha portato ad un incontro sul babywearing organizzato da La Stanza di Giò, il centro di assistenza alla gravidanza, nascita e genitorialità dell’Ostetrica Giorgia Tiz, a Fabriano. È lì che ho conosciuto Elisa Pieroni, consulente certificata Babywearing Italia, che giusto qualche giorno fa è venuta a casa mia per una consulenza personalizzata, io, lei ed Eva. Si è presentata di domenica pomeriggio, a conferma della sua grande disponibilità, portando con sé le fasce adatte alle legature con un neonato. Mi ha spiegato i fondamentali, poi abbiamo scelto la fascia più adatta a me ed Eva e mi ha insegnato ad usarla. Mentre allattavo, poi, abbiamo chiacchierato e le ho chiesto se avesse piacere a scrivere un articolo per Casa Tufilla, per raccontare la sua esperienza, cos’è il Babywearing e perché vale la pena saperne di più.

Tempo 3 giorni ed ecco qui il suo prezioso contributo di Consulente.
Vi consiglio di spendere qualche minuto per leggerlo, perché trasmette amore e porta serenità, esattamente come la pratica del portare.
Dal canto mio, in questi primi 3 giorni in cui sto portando Eva, grazie alla fascia che Elisa ci ha lasciato in prova, ho già capito che sarà difficile smettere: anche adesso che scrivo, Eva dorme beata in fascia da 2 ore (e la carrozzina non le fa affatto questo effetto), io ho le mani libere e non sento il ‘peso’ delle cose che non riesco a fare. Ieri poi sono riuscita ad andare con Enea a fare una passeggiata e ai giardini, senza il problema di gestire contemporaneamente una carrozzina e un treenne con un caratterino e un’energia che ve li raccomando. E riesco anche a giocare con lui, colmando quella mancanza verso il mio cucciolo grande che non mi aspettavo di provare. Ma di questo vi parlerò un’altra volta.

Eccovi intanto il racconto di Elisa sul Babywearing, e chissà che questo non si arricchisca di altri appuntamenti sui diversi tipi di supporti e le varie legature.

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L’aria si vizia, i bambini no. Stringilo, portatelo addosso, respiralo a pieni polmoni, tienitelo vicino. IL TEMPO VOLA…

Babywearing

“Babywearing, che letteralmente significa ‘indossare il bimbo’, è una parola che iniziamo a sentire sempre più spesso, e ancora più spesso sentiamo parlare di ‘portare i bimbi in fascia‘.
Potrebbe sembrare una novità, questa pratica, ma in realtà è sempre esistita, andando poi scomparendo con l’industrializzazione, soprattutto nei paesi occidentali e in America.
Se pensiamo alle nostre nonne, ancor più alle bisnonne, che portavano i figli nei campi, o semplicemente ai nostri antenati più lontani (le scimmie) e ai mammiferi, ci rendiamo conto che le madri trascorrono le giornate insieme ai loro cuccioli, specialmente nei primi mesi di vita, portandoseli appresso ovunque. Lasciarli soli significa pericolo, se non addirittura morte.
Ed è esattamente quello che facciamo anche noi noi mamme ‘umane’: quando i nostri cuccioli dormono in un’altra stanza o in carrozzina non andiamo ogni 10 minuti a controllare che
stiano bene, o li teniamo sotto controllo con i baby monitor?!
Oggi i neonati sono ‘costretti’ (e purtroppo si abituano) ad un distacco precoce dalla mamma, vuoi per la necessità di rientrare al lavoro, o per seguire le insistenze di chi ci ricorda che ‘così si vizia‘. Siamo ahimè diventati una società a basso contatto, dove il bimbo deve imparare ad auto-intrattenersi e auto-consolarsi. Il cucciolo che chiede di stare in braccio o di essere tenuto a contatto è considerato viziato o capriccioso, ignorando che il contatto è in realtà l’esigenza primaria di ogni essere umano, una nostra necessità biologica e ancestrale. Se la ‘solitudine’ è difficile da accettare per un adulto, perché pretendiamo sia semplice per un cucciolo che ha vissuto protetto e in simbiosi con noi per 9 mesi?

Ecco allora che portare i cuccioli in fascia, favorendo l’alto contatto, porta numerosi benefici, al bimbo stesso ma anche alla mamma:

    • Nel periodo pre-verbale del bambino l’unico mezzo che lui ha per comunicare con noi è il pianto, mentre la vista e il tatto sono i sensi con i quali può esprimersi. Tenerlo vicino a noi ci permette di capirlo e soddisfare prontamente le sue esigenze. Questo gli darà sicurezza e fiducia, si sentirà amato, crescerà fiducioso e avrà relazioni armoniche in futuro.
    • Nella fascia il bebè ritrova la stessa protezione, il contenimento e le sensazioni vissute per mesi nell’utero (la voce della mamma, il battito del suo cuore, …) e per noi mamme è bellissimo avere il nostro bimbo come in pancia, ma poterlo al tempo stesso accarezzare, baciare e annusare.
    • Il babywearing aumenta la produzione di ossitocina, l’ormone del benessere e dell’amore, e di conseguenza anche della prolattina: tenere addosso i nostri cuccioli, come molte volte è stato riscontrato, può portare ad un aumento della produzione di latte. Ma il Babywearing è importante anche x le mamme che non allattano: possono infatti recuperare in fascia quei momenti “di contatto” con i loro bimbi non allattati al seno.
    • I bambini in fascia piangono meno, perché sono tranquilli e dormono di più, facendoci sentire mamme brave e competenti e aiutandoci a sconfiggere quel Baby Blues che può accompagnare le prime settimane dopo il parto.
    • I genitori ritrovano più facilmente la loro quotidianità, inserendovi serenamente l’accudimento del bimbo. A tal proposito, nella mia esperienza di tris-mamma il Babywearing è stato fondamentale nella gestione della casa e degli altri figli. Vivendo poi al secondo piano senza ascensore portare mio figlio in fascia è tuttora un salvavita. Non riesco proprio a ricordare come abbia fatto con i primi due bimbi senza fascia!!

 

Portare i bambini in fascia è un regalo che fate a voi e ai vostri figli.
Ma per portare in modo sicuro, sia per la vostra schiena che per quella dei vostri bimbi, è importante rivolgersi a noi consulenti, che possiamo insegnarvi le legature sicure e mostrarvi i supporti ergonomici migliori per voi e le vostre esigenze.”

Conosciamo meglio Elisa Pieroni e la sua Stanza di Ondo- fascioteca, contatto & amore

Elisa Pieroni - babywearing

Elisa Pieroni, Consulente Certificata Babywearing Italia

Mamma giovane, a 20 anni la prima bimba e a 23 il secondo, le è sempre piaciuto stare coi bambini, maturando esperienza come babysitter e come assistente negli asili nido, sebbene non abbia potuto trasformare questa passione in lavoro.
La terza gravidanza, avuta in età più “matura” (i suoi figli grandi sono ormai adolescenti), ha rivoluzionato la sua vita, permettendole di rinascere ancora una volta e reinventarsi: scoperto per caso il mondo di fasce e marsupi, se ne è innamorata al punto da iscriversi al Centro Studi Babywearing Italia per diventare consulente certificata e trasferire così l’amore e la conoscenza di questa pratica a tanti genitori.
In questo modo, è riuscita a realizzare il suo desiderio di lavorare coi bimbi e con le loro mamme, strumento preziosissimo nella diade.

Fascioteca Stanza Ondo

La Stanza di Ondo- fascioteca, contatto & amore

La Stanza di Ondo è la fascioteca itinerante di Elisa, con possibilità di prova e noleggio dei supporti, consulenze di gruppo e individuali per legature del pancione e il portare avanti, sul fianco e sulla schiena.
Elisa è di Serra De’ Conti, e la sua zona di competenza va dalla costa all’entroterra della provincia di Ancona, fino ai primi avamposti del maceratese (da Senigallia a Jesi, da Fabriano a Matelica, da Sassoferrato ad Arcevia).
Disponibilissima e solare, anche al di fuori di queste zone potete contattarla tranquillamente, saprà darvi le informazioni e le indicazioni che state cercando.

Segui Elisa su Facebook, chiamala al 320.7917130 o scrivile a elisa-81@live.it

Se volete approfondire il tema dell’alto contatto potete leggere Besame Mucho di Carlos Gonzales. Io lo sto leggendo, se riuscirò mai a finirlo ve lo racconterò.

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