Bimbo mordicchio

Finché mordeva i forchettoni andava bene…

Cipollino, di 14 mesi, morde.
Lo fa da sempre e da sempre gli diciamo ‘no, non si fa’. Ma la situazione non si risolve.
Da che ne ho ricordo è sempre stato un fan sfegatato del mouthing, ma ora che inizia ad avere 12 denti e a capire i ‘no’ (che solitamente ignora anche per altre cose) inizia a diventare un problema.
Sto provando ad osservare le situazioni in cui lo fa, per trovare delle connessioni, finora inutilmente. Mentre morde, a volte sembra rabbioso, altre volte ride, altre sembra più un dispetto (come le altre n cose che gli dici di non fare, e  puntualmente fa).

Finora ho fatto diverse prove, per affrontare la situazione, ma nessuna sembra funzionare: dal dirgli con calma che non si fa ai no secchi e perentori alzando un pò la voce; dal fare finta di niente (e soffrendo come un cane per il dolore, col dire che non dandogli peso magari perde il gusto di farlo) alla sculacciata, una, una volta (sì sono un mostro, lo so, ma ho già avuto i miei bei giorni di sensi di colpa, grazie!). Ultimo preparato, tappargli il naso per farlo lasciare, ma anche questa è violenza, che ce ne scampi!
Quando alla fine riesco a staccarlo, a volte lo lascio e mi allontano, ma lui naturalmente piange, cipollino mio. E certo! Come mi sentirei io se venissi rifiutata perchè non mi comporto come gli altri si aspettano?

Ma non sono queste le strade e vorrei sinceramente capire dove sto sbagliando. Così scrivo. A Un Pediatra Per Amico (UPPA), il bimestrale per genitori a cui sono abbonata, scritto e diffuso dai pediatri e da altri specialisti che si occupano di bambini.

Mi risponde nel giro di due giorni la pedagogista Paola Cosolo Marangon, che con molta dolcezza e professionalità mi spiega la necessità di costruire una serie di consuetudini adeguate e chiare per aiutare Cipollino a contenere le sue emozioni, scegliendo una strategia unica che tutti quelli che si occupano di lui devono portare avanti allo stesso modo.
Alla base del suo comportamento non c’è intenzionalità, semplicemente si sta muovendo per studiarci e sperimentare che cosa può o non può fare. E mi spiega che quando siamo presi dal nervosismo, dalla rabbia, il bambino va in confusione e non ha più chiaro cosa può e cosa non può fare. C’è bisogno quindi di un modo unico per esprimere disappunto, dei no chiari e fermi, eventualmente mettendo la mano davanti alla bocca, e dicendo “No, non si morde”, senza aggiungere altro e senza alterare toni o arrabbiarsi.

Naturalmente, lo sculaccione non solo non risolve nulla ma porta a stare male entrambi. Allo stesso modo, è meglio evitare di lasciare il bambino da solo quando non siamo contenti di un suo comportamento: è importante che impari che il genitore può essere arrabbiato ma in maniera costruttiva, senza voler allontanarlo per un comportamento non adeguato. Ricordiamoci che a non essere corretto è il comportamento e non il bambino.

Con questa serenità siamo andati avanti, mettendoci d’accordo tra noi caregiver morsicati e adottando la stessa tattica. Poi stamattina ho visto che avevano anche scritto un articolo a riguardo, sempre su UPPA, e me lo sono andata a leggere, apprendendo molte cose in più di quello che già sapevo, non tanto sul cosa fare, quanto sul perchè e percome accade, infondendo ancor più sollievo alla mia anima di mamma di morsicatore.

E’ una fase quindi, e non ci resta che comportarci con coerenza, dolcezza e determinazione e aspettare che passi. Non ci resta che incassare il colpo delle notizie sui compagnetti di asilo morsi e sorridere con speranza al futuro. Che di orologetti, nella vita, troppi ne vedranno passare sulla loro pelle, e non solo per colpa dei morsi.


– Aggiornamento del 14 giugno 2016 – Enea ha 15 mesi
Dietro suggerimento di mia mamma (onore al merito) stiamo provando a distrarre Cipollino ogni volta che addenta ciccia umana. Non appena accenna un morso, partiamo con ‘Guarda, guarda cosa fa papà!’ e roba del genere. Per il momento pare funzionare, molla la presa e passa ad altro. Vediamo se dura o se a breve diventa inutile come un ripetuto e finto ‘Al lupo, al lupo!’.

– Aggiornamento del 22 luglio 2016 – Enea ha 16 mesi
Sarà che è passata la fase, o che la tecnica di mia madre ha funzionato, io la risposta non ce l’ho, ma so che pian piano Cipollino ha smesso di mordere. O almeno ha ridotto e adesso, se lo fa, capisce quando vuole far male (e fa male!) e quando scherza. In compenso ha iniziato a dare pizzicotti. E che pizzicotti…con quelle unghiette sottili e affilatissime (perché naturalmente non vuole farsele tagliare, e bisogna ingegnarsi e ricordarsi di farlo mentre dorme). Molto bene. Avanti con questa nuova avventura!

– Aggiornamento del 19 settembre 2017 – Enea ha 2 anni e mezzo
Ha smesso! Quest’estate ha smesso di mordere e anche di pizzicare. Lo fa solo volutamente quando si arrabbia o come difesa. Ammetto che ero arrivata alla frutta. Avevo chiamato anche un pedagogista, poche settimane prima delle vacanze estive, che mi aveva detto: il bambino non è aggressivo ma primitivo, a 2 anni non c’è aggressività, solo istinto. Ha però sottolineato che il comportamento, a 2 anni, non è più da tollerare e va bloccato. Siccome a questa età non capiscono troppi ragionamenti, quando lo fa bisogna imporsi ‘fisicamente’. “Che attenta,”mi ha detto, “non significa essere aggressivi o picchiarlo, significa però farsi sentire col corpo e non con le urla. Significa bloccarlo fermamente, fissarlo negli occhi e dirgli chiaramente che No, non si fa. Ti voglio bene, ma questo non te lo permetto. Se tra qualche mese non ci sono miglioramenti, allora vediamoci e analizziamo il vissuto familiare per capire se ci sono della cause scatenanti.”
E invece ha smesso, durante l’estate. Può essere stato grazie ai consigli del pedagogista (che ammetto, però, ci hanno dato un mezzo lasciapassare alla durezza: ci siamo resi conto che a volte ci facevamo prendere la mano) oppure aveva ragione una delle maestre dell’asilo, quando le ho raccontato della conversazione con lo specialista, che mi ha detto “Sì, anche in una situazione simile ci era stata consigliata la stessa cosa, ma in 20 anni di attività mi sono resa conto che le teorie e le tecniche possono aiutare, ma in cose così istintive i bambini, alla fine, smettono quando lo decidono loro, quando sono pronti.”

5 pensieri su “Bimbo mordicchio

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