Chi mena prima mena due volte

morsi

Il famoso orologetto

Raccontavo, qualche mese fa, di quanto Cipollino amasse mordere. E di come le avevamo provate tutte e non sapevamo più che fare. Bene. Pian piano ha iniziato a diminuire con i morsi, iniziando però a pizzicare. Ora anche quel vizio sembra meno prepotente.

Sarà che era solo una fase.
Sarà che sta crescendo.
Sarà che ora capisce che non ottiene amore.
Sarà che ora capisce che provoca tristezza.

O sarà che (finalmente!) all’asilo è arrivato un bambino (anche più grande di Enea, a dire il vero) che morde come un ossesso?
Ecco, secondo me è (anche) questo. Ammetto (da madre snaturata, anapprensiva, disgraziata e chi più ne ha più ne metta) che ne sono stata felice. Nonostante le bue che periodicamente riportava a casa. Quelle sì che facevano male al cuore, ma nell’ottica di pensare sempre in visione e non al momento, nel presente erano probabilmente la cosa migliore per crescere.
Temevo che di fronte ad un esempio del genere, potesse rafforzare la sua voglia di mordere, e invece pare di no. Forse sperimentare dal di fuori, essere vittima, lo ha portato a capire quello che gli ripetevamo da mesi. O forse doveva semplicemente andare così. Dopotutto, gli esperti dicono che “la bocca è l’organo più importante, per un neonato e un lattante, per esplorare e conoscere. Più il bambino cresce, più il morso viene utilizzato quando c’è frustrazione, disagio, insoddisfazione. Solo dopo i 2-3 anni diventa un modo per esprimere deliberatamente le proprie emozioni come la rabbia e quindi può essere utilizzato per intimidire i coetanei.”
Enea ha poco più di un anno e mezzo, quindi ci sta.

Quando all’asilo ci hanno detto che Enea era stato morso, più volte, la mia reazione è stata “Vabè dai, così almeno si rende conto di cosa significhi. È un esercizio obbligato di empatia“.
Qualche giorno dopo invece, davanti ad un morso bello evidente, qualcuno mi dice “Vabè succede, l’importante è che non li prenda solo”.

L’importante è che non li prenda solo.

L’importante è che non li prenda solo??? Ma davvero???
Il tutto rafforzato, tempo dopo, da un commento a riguardo, detto da altre persone : “È la vita, chi mena per primo mena due volte!“.

Io non lo so, sarò sempre quella della famiglia del mulino bianco (vi farei vedere come stiamo messi la mattina, altro che mulino!), ma penso che gli insegnamenti che dà la vita siano diversi da quelli che dobbiamo dare noi genitori. Come genitore dovrei dare gli strumenti, i valori, l’appoggio e la forza per affrontare quelle sfide e accettare quegli insegnamenti che la vita darà ad Enea.
Insegnargli il rispetto per le persone, il non approfittarsi delle situazioni o delle debolezze altrui, il cercare una soluzione non violenta, il mettersi nei panni dell’altro, il comunicare, parlare, spiegare credo siano le cose giuste da trasferire. Quando poi la vita gli insegnerà che chi mena prima, mena due volte, magari invece di diventare un delinquente e iniziare a menare subito, terrà ben saldi i suoi valori e si farà più attento, cercherà di prevenire, o di non farsi cogliere di sorpresa.  Avrà l’occasione per imparare qualcosa, per crescere. Invece di restare uguale a se stesso, accrescendo solo il bagaglio di prepotenze.

Poi io sono una persona istintiva e irascibile, con un carattere di merda e bla bla bla, ma sono dell’idea che le regole possono essere infrante solo se conosciute. Solo allora diventano una scelta consapevole, sia essa un autosabotaggio o un momento di rottura con l’abitudine o un avanzamento.
E attraverso l’educazione di mio figlio posso rieducarmi anche io. Avendo ben chiaro quali sono i valori  che vorrei trasmettergli, posso capire dove sbaglio e correggermi, in modo da essere per Enea un buon esempio, trasformandomi nella versione migliore di me stessa.

E poi, quando sono sola e lui non c’è, posso anche lasciarmi andare al vaffanculo liberatorio. Ma che non si sappia, eh!

3 pensieri su “Chi mena prima mena due volte

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