Il nostro carrello della spesa

carrello-spesa

La prima volta di Enea nel carrello!

Premessa. questo articolo potrebbe urtare la sensibilità di vegetariani e vegani. Qui si racconta come proviamo a consumare in maniera responsabile, è la nostra esperienza di famiglia onnivora. Non cercate di farci cambiare idea, non deviamo dall’oggetto di questo articolo.

Come per molti altri aspetti della mia vita sono una persona fortunata. Nonni contadini e allevatori, ho avuto il privilegio di passare la mia infanzia mangiando tante cose di casa; pur abitando lontani, si andava a trovarli tutte le domeniche e ricordo bene, al ritorno, la macchina carica di verdure di stagione, carne varia congelata, uova e salumi. Da starci bene per quasi tutta la settimana. Poi certo, eravamo negli anni in cui la pubblicità e il marketing sono esplosi, rendendo necessario l’innecessario. Una merendina più appetibile di un ciambellone fatto in casa. Di certo meno noiosa e impegnativa. E così alla fine sono cresciuta così, a cavallo tra due mondi. Un piede in due staffe, permesso anche dalla fortuna di abitare in un luogo dimenticato dal divertimento e dalla figherìa, dove i multisala, i centri commerciali e le grandi catene hanno tardato ad arrivare, dove c’è ancora il bello e il buono della natura dietro casa. Un luogo odiato negli anni della ‘giovine spensieratezza’, dove per farsi una serata diversa o ascoltare buona musica si era costretti a fare ore di macchina rincorrendo concerti e artisti indipendenti. Un cuscino e una coperta per dormire in auto e tornare il giorno dopo, attardandosi nella scoperta di qualche borgo, per riempire una domenica lenta e malinconica.

Una tranquillità e un ‘isolamento’ che oggi riesco ad apprezzare, perché mi consente di vivere in campagna senza allontanarmi dai servizi. Che mi permette di avere le cose di casa e arrivare direttamente al produttore in poco tempo. Giusto un pizzico di organizzazione in più, per dare forma alla nostra personalissima visione di consumo consapevole. Che mettiamo in pratica più o meno così:

La verdura e la frutta

Mio padre ha il suo orticello, che ci svalanga verdure in estate e le centellina a fine inverno. Un orto tradizionale, con le verdure di base, per così dire. Tutto quello che da lì non arriva o non basta lo prendo da un ragazzo che ha l’orto è a Bassano e gestisce una piccola azienda agricola che fa anche il miele, Le Bassane. Coltivazione biologica e rispetto del terreno. Per tutto il resto, frutta compresa, ci appoggiamo al Gaspaccio di Fabriano, un Gruppo di Acquisto Solidale, che si rifornisce principalmente dai produttori della Valdaso e da un’azienda biodinamica di Treia, La Talea. A Fabriano poi, c’è un ortofrutta davanti a San Nicolò, tra il corso e il borgo, per intenderci, che ha frutta e verdura di stagione e quanto più possibile locale.

Cachi, prugne e ciliegie vengono dai vari alberi dei vicini. Le fragole dall’orto di casa e dai miei vasi in terrazza. Le svalangate di frutta che ci arrivano le facciamo secche, nel vero senso della parola, e Enea le adora.
Arance, clementine, pompelmi li prendiamo in Basilicata tramite GAS, a cassette da 10 kg, 1-2 volte al mese, per tutto l’inverno.
I limoni dall’albero di zia (ma anche dal fornitore di agrumi lucano), quando capita. Me la sogno una pianta di limoni, io, ma non ho ancora trovato una sistemazione in cui potrebbe vivere bene anche in inverno. Ma prima o poi, l’avrò!

Per tutto il fuori stagione, i frutti di bosco di cui Enea va matto e altre cose particolari, resta sempre valido il supermercato, che oh, mica avemo ammazzato nessuno!

La carne, i salumi, le uova

Dallo scorso anno, tutta la carne di maiale la prendiamo da mia zia, che li alleva e poi li lavora. Ne prendiamo l’equivalente di metà e questo significa che abbiamo grigliate fino a primavera (poi finiscono), salami a gogo fino all’estate, poi da settembre si va di lonza e a inizio inverno di prosciutto, poi si ricomincia verso gennaio con la nuova pista. E siccome del maiale non si butta via niente, coppa come se piovesse (e infatti la congeliamo), grasselli da congelare per la pizza, lardo e strutto con cui devo ancora imparare a  cucinare (ma troverò il modo, anche se gli arrosti non sono parte della mia quotidianità, ecco…e manco della settimanalità o mensilità).

La carne di manzo la prendiamo 1 o 2 volte all’anno, 10 kg per volta in tagli misti, ad Acquosi di Gagliole, all’Azienda Agricola Liberi Pascoli, ma so che hanno ottima carne anche al GAS di cui fanno parte e Fabrizio Barbarossa, di San Michele, da cui però non mi sono ancora servita perché quando erano pronti loro, io non ero a corto di carne. Acquistare la carne in questo modo, infatti, significa aspettare innanzitutto che gli animali siano pronti, e poi che ci sia il numero sufficiente di persone tra cui dividere la carne. 10 kg è la mia quantità, ma si va di multipli in base alle esigenze di ogni famiglia. Acquistare in questo modo significa prendersi tutti i tagli di carne, che vanno in proporzione alla quantità presa. Il che significa che non avrai tutte fettine, le più facili da cucinare, certo, ma anche spezzatino, bollito, macinato e così via. Resta comunque la libertà di trasformare in macinato tutti i tagli che non vogliamo o sappiamo cucinare. E si va di hamburger, polpette e polpettoni a gogo.

Pollo e coniglio li prendo da mia nonna o mia zia, quando mi capita, dato che abitano lontane, oppure ho una ‘spacciatrice’ fidata a Cerreto d’Esi, che fa anche dell’ottimo pecorino. Anche in questo caso, ti prendi tutto e via. Il pollo va bene, ci faccio il brodo, c’è il petto e il resto in padella coi peperoni, o arrosto, ma devo provare a disossarlo, che magari viene bene per poterlo cucinare in altre maniere. Quello che ho già provato a disossare è il coniglio, e così è più facile usarlo, che a farlo in padella non mi piace granché. Al forno impanato invece è superlativo, appena riesco metto la ricetta di mia mamma.

Cosa resta? I salumi. A parte salame, prosciutto e lonza che ho di casa, quando disponibili, il resto lo prendo al Maxi Coal Cimarossa di Cerreto d’Esi: prosciutto cotto, bresaola, prosciutto arrosto, li fanno tutti loro, insieme ad altre tipologie come salami, galantina, lonzino, etc. Non ho mai approfondito lavorazione e ingredienti, ammetto, ma il fatto che sia a km zero è già un buon motivo per sceglierli.

Le uova me le dà settimanalmente una vicina di casa di mia mamma, ma quelle stiamo naturalmente attenti a farle ben cotte, almeno per Enea.

Il pesce

Qui siamo in difficoltà e in cerca di suggerimenti. Il pesce lo prendiamo al supermercato, stiamo attenti a sceglierlo il più possibile locale e fresco, ma non ne rispettiamo la stagionalità (perché è stagionale anche quello, come la carne e le verdure, se gestito secondo natura). L’unico tentativo che facciamo, quando d’estate andiamo in vacanza a Grottammare, è fare una bella scorta di pesce fresco alla piccola pesca della signora Elena (sul lungomare, di fronte all’Hotel Roma), prendiamo quello che c’è, quello che è riuscito a pescare il marito, e poi lo congeliamo.

I latticini

Qui andiamo meglio, e lo sarebbe ancora di più se avessimo più tempo. I nostri riferimenti sono l’Azienda Agricola Vito Celeste, che ha da qualche mese aperto un negozio di fronte al Sant’Antonio, a Fabriano (tra la Pisana e le Poste, per capirci) e il Caseificio Piandelmedico a Jesi Ovest.

Vito Celeste, così a sensazione, mi sembra meno costosa di Piandelmedico, ma provo a fare uno studio più approfondito appena ne ho l’occasione. Prodotti buonissimi per entrambi, lo yogurt bianco di Vito Celeste è delizioso, non troppo aspro e naturalmente dolce, ad Enea piace tantissimo anche così, senza aggiungerci frutta. Piandelmedico invece ha yogurt aromatizzati alla frutta, sia di mucca che di bufala, buonissimi ma anche abbastanza dolci. Latte fresco, mozzarelle, stracchino, caciotte, la scelta non manca per nessuno dei due. Piandelmedico inoltre produce canapa e ha diversi prodotti ‘a tema’. I grissini ai semi di canapa io per esempio li adoro. Mi è stato detto che a Fabriano i prodotti di Piandelmedico li ha l’alimentari davanti ad Otello, ma devo verificare (se verificate voi, fatemi sapere :)). Il martedì invece è al mercato di Cerreto d’Esi, furgoncino giallo vicino al bar D’Esiderio. Se invece capitate dalle parti di Castelplanio stazione, vicino ad un fornaio c’è il punto vendita dell’Azienda Agricola Eredi di Chessa Sebastiano di Montecarotto,  principalmente formaggi di pecora.

Comunque, per il latte in particolare, essendo di uso quotidiano e facilmente deperibile, ci capita spesso di comprarlo fresco al supermercato, cercando di privilegiare il 100% italiano e più possibile vicino, ma ancora più spesso andiamo di lunga conservazione e pace all’anima nostra.

I legumi, la pasta e le farine

Salvo i barattoli pronti in dispensa per le emergenze, i legumi cerchiamo di comprarli sempre secchi e in aziende del territorio. Fagioli borlotti e piselli li abbiamo di casa, e d’estate ne congeliamo abbastanza da usare durante l’inverno (insieme a tante altre verdure, come immaginabile). Tutti gli altri legumi e anche le farine li prendiamo all’Azienda Agricola La Fonte di Staffolo, che hanno anche molti prodotti senza glutine e particolari, come la quinoa, i fagioli azuki, gli zolfini, etc.. Mi sta comodo prenderli qui perché il figlio dei proprietari lavora con me e mi porta i prodotti direttamente al lavoro. Anche l’Azienda agricola I Piani Bio di Costacciaro ci piace molto, e anche qui abbiamo preso legumi e farine (e so che vendono anche carne).

Il pane non lo faccio in casa (tanto non mi viene anco quello. Pizza e piadine sì, invece), e compriamo quello cotto a legna di Serradica, una frazione di Fabriano, almeno ci si mantiene di più e ne sprechiamo di meno (sprecare poi non è la parola giusta, che tanto diventa pangrattato).

Pasta ne mangiamo poca, da quando sono nel GAS prendiamo quella de La Terra e il Cielo di Arcevia. Non è economica, ma è molto buona e per quanta ne mangiamo noi, è sostenibile. Hanno anche farine, legumi, salsa di pomodoro, tutto molto buono.

La pasta fresca la prendiamo a Cerreto d’Esi, al negozio Punto e Pasta, e ad Enea fa tanto festa perchè “li fa la mamma di Gaia”, che è un sua compagna si asilo. Ci passo ogni 2-3 settimane e la congelo, così è sempre lì quando ci serve (e ci salva almeno una cena a settimana!).

I dolci

E qui casca l’asino. Compriamo, compriamo al super quasi tutto. Io da qualche anno devo avere sulla testa una maledizione che non mi fa più lievitare un ciambellone che uno. Ci provo ogni tanto, ma niente, ‘no schifo! Giusto il pan di spagna per le torte di compleanno, mi viene, ma a mangiare quello tutti i giorni…un po’ noioso, ecco. C’è l’Azienda Agricola Michele di Montemonaco, che mi ispira molto, ma arriva a distribuire fino a Chiaravalle da un lato, e Tolentino dall’altro, per cui non riesco a prenderci niente. Speriamo di attrezzino presto per arrivare fin qui!

Diverse cose poi le facciamo in casa, come conserve, dado, piadine, pizza, frutta essiccata, soffritto, ma magari ne scrivo un’altra volta! Per quanto scritto finora, se avete consigli, osservazioni e tutto ciò che può essere utile a fare sempre meglio, sono qui (senza dimenticare la premessa di cui sopra, però ;))

Un pensiero su “Il nostro carrello della spesa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *