Il nostro consumo (più o meno) consapevole

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La strada verso un consumo consapevole

Figlia di una madre che odia cucinare (ma quando lo fa, lo fa bene eccome!) e di una generazione in cui il prodotto industriale era visto come migliore di quello fatto in casa, la mia passione per la cucina ha mosso in adolescenza i primi passi partendo da una scatola di Torta pronta Cameo e un sacchetto di “4 salti in padella”. Crescendo ho affinato il gusto per le cose fatte a mano, fatte bene e fatte buone. Quando dopo 1 anno in cui vivevo da sola ho dovuto buttare una confezione di Sofficini perché scaduta, ho capito che il cambiamento procedeva nella giusta direzione. La svolta definitiva è stata data dalla nascita di Enea, complice il tempo a disposizione per esplorare il contesto del consumo consapevole e a filiera corta, e la voglia di dargli il meglio, sia a livello di qualità che di abitudini alimentari. Il risultato è stato l’ingresso nel Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) di Fabriano, e la selezione di un numero limitato di produttori, coltivatori e allevatori perlopiù locali.

Dopo 2 anni di ‘sperimentazione’ di questo nostro approccio al consumo, devo dire che le sorprese sono state diverse:

  • Non è vero che ci vuole più tempo. Ci vuole solo più organizzazione.
  • Non è vero che costa di più. A volte costa addirittura di meno.
  • Non è vero che è più difficile cucinare. Richiede solo più fantasia.
  • Non è vero che sei l’unico o che sei strano. Ce n’è tanta di gente là fuori che la pensa come te.

Nel prossimo post racconterò più in dettaglio cosa, come e dove compriamo, nel mentre provo a spiegare il perché delle conclusioni a cui sono arrivata.

Non è vero che ci vuole più tempo. Ci vuole solo più organizzazione.

Le ore passate il sabato o la domenica a fare la spesa al supermercato per noi sono solo un ricordo (e, lo confesso, una liberazione!). Ora il sabato mattina facciamo una passeggiata in centro per comprare latte e formaggio, il giovedì passiamo a ritirare frutta e verdura dopo il lavoro, la carne di manzo ci impegna una volta ogni sei mesi, quella di maiale una volta all’anno. Pollo e coniglio quando mi ricordo di chiamare chi li alleva a casa. Cereali, pasta e parmigiano ogni 2-3 mesi. I prodotti ecologici per l’igiene, della casa e personale, li acquistiamo online su Eco&Eco, il sito di una cara amica, della cui ‘selezione’ mi fido ciecamente. Anche per la maggior parte degli altri prodotti la prenotazione avviene online, oppure direttamente al telefono. E il momento del ritiro diventa spesso un’occasione per incontrarsi, scambiare due chiacchiere o godersi la campagna.

Non è vero che costa di più. A volte costa addirittura di meno.

Molti prodotti costano meno, perché comprandoli in stock attraverso i gruppi di acquisto si riesce ad avere prodotti di qualità a un prezzo competitivo direttamente dai piccoli produttori italiani (le arance dalla Basilicata, o il parmigiano da Modena, ad esempio). Non nego, certo, che ci sono dei prodotti che al supermercato costano uguale, o spesso nettamente di meno, ma se l’obiettivo è mangiare bene, avere dei prodotti di qualità, fatti secondo tradizione e con dentro meno ‘schifezze’ possibili, rispettare i cicli della natura e quindi la stagionalità dei prodotti e privilegiare i produttori locali, io sono disposta a pagare qualcosa in più.
Anche perché in questo modo si acquista con meno leggerezza, si fanno di più ‘i conti’ e quindi si spreca di meno. Dopotutto, anche lo spreco è un costo!

Non è vero che è più difficile cucinare. Richiede solo più fantasia.

Avere troppa scelta rende più complicato scegliere. Sapere che la stagione offre solo determinate verdure semplifica la lista delle opzioni tra cui scegliere, sia di acquisto che di preparazione. Quanto alla carne, comprare una tantum significa prendersi tutti i tagli, e non solo quelli preferiti. Questo significa variare di più il menù, perché le fettine o il petto in proporzione sono pochi, ma in compenso poi abbiamo filetti, spezzatini e cosce. Naturalmente questo porta con sé il bisogno di imparare a cucinare anche quegli altri tagli di carne, e trovare nuove ricette per non fare sempre la solita minestra. Ci vuole più fantasia, è vero, ma così non si finisce mai di imparare!

Non è vero che sei l’unico o che sei strano. Ce n’è tanta di gente là fuori che la pensa come te.

Chi fa determinate scelte viene visto, spesso, come stravagante e anticonformista. Mi sono spesso sentita dire “Chissà cosa pensi di fare, da sola!”. La cosa bella invece è che quando poi ci sei ‘dentro’, ti accorgi che non sei mica l’unica a pensarla così. È confortante vedere che sono in tanti ad avere la sensibilità verso certi argomenti e a fare concretamente qualcosa. Dà tanta speranza e fiducia, credere nella potenza di ogni piccolo gesto, unita a tanti altri piccoli gesti.

A tutto questo si unisce tutto il discorso sui rifiuti, dato che comprando a cassette o a stock, sacchetti, buste e bustine ce le risparmiamo. E quelle poche che servono ce le portiamo da casa, riutilizzate o riutilizzabili. Ci piace anche tanto farci le cose in casa, e l’aver comprato un essiccatore o il Bimby (sacrilegio!), per esempio, ci permettono di risparmiare tempo e di preparare tante cose interessanti, che prima o poi vi racconterò. Certamente ci capita ancora di comprare delle cose al supermercato, merendine o biscotti, qualcosa fuori stagione o importato, schifezze varie, birra, vino, dentifricio e pannolini (gli assorbenti no, da quando uso la siapersemprebenedetta coppetta mestruale). Ma siamo umani, abbiamo anche noi giornate senza un attimo di respiro, contrattempi, voglie e debolezze, ma sapendo di fare del nostro meglio, possiamo trasgredire col cuore un po’ più leggero.

Naturalmente questo è il nostro personalissimo modo di vedere la cosa. C’è chi fa molto di più, per scelta, e chi fa molto di meno, sempre per scelta. C’è anche chi sicuramente fa di meglio, e chi di peggio, sempre per scelta, e a volte per indifferenza o inconsapevolezza. Non è una gara, e nemmeno una celebrazione. È il racconto di un’esperienza, il risultato di un lavoro ‘sartoriale’ per adattare alla nostra vita le opportunità che abbiamo trovato vicino a noi.

La convinzione di fondo è sempre quella, che la responsabilità è prima di tutto la nostra, e che non esistono entità astratte superiori in grado di cambiare le cose. Abbiamo scelto di iniziare a fare la nostra parte, nel rispetto dei nostri ritmi, dei nostri bisogni e delle nostre possibilità economiche.

2 pensieri su “Il nostro consumo (più o meno) consapevole

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