Ma che figata è, avere un bimbo di 1 anno e mezzo?

18mesi

Che siano nuvole, uccelli, aquiloni o sogni, non smettere mai di guardare in alto

Hai da poco compiuto 18 mesi e, alla faccia di tutti quelli (terroristi!) che dal test positivo mi riempiono di ‘adesso vedrai!’, ‘è finita la pacchia!’, ‘ora ti tocca!’, devo dire che è una gran figata. Stai crescendo velocemente. Così velocemente che ho bisogno di fissarti qui, per ricordarmi di tutte quelle piccole cose in cui oggi sono immersa e domani mi mancheranno tanto, anche se sarò immersa in altri momenti meravigliosi di te.

I ‘ciao mamma‘ la mattina appena sveglia, i ‘mamma baccio‘quando ti accoccoli prima di dormire. E’ da qualche mese che hai iniziato con le parole, ma questi primi abbozzi di frasi sono ogni volta un brivido al cuore. E penso a quella sorta di conversazione al telefono di qualche giorno fa: ‘ciao amore mio‘, ‘ciao moe‘, ‘come stai?‘, ‘bene‘, ‘hai mangiato?‘, ‘mm‘. E quando la sera ti porto a dormire e seduto sul letto mi racconti per l’ennesima volta che ‘nonna, pumpete, fagoe‘ (nonna è caduta mentre raccoglieva le fragole). È dolce l’emozione che c’è dietro queste piccole cose, il tuo volermi raccontare, voler condividere con me le cose che ti sono accadute quando io non c’ero. Sono i primi semi di quella fiducia che sarà fondamentale in futuro, sono le nostre prime, consapevoli, confidenze.

Così come le prime, consapevoli, dimostrazioni di affetto: i baci dopo che abbiamo giocato insieme, i succhietti che mi fai a oltranza sui polsi perchè mi fanno solletico e ti piace vedermi ridere, il primo abbraccio a Pino, mentre ti addormentavi, un paio di giorni fa. Un moto di affetto così profondo che mi hai addirittura chiesto di dargli il latte, a quel Pino che è tradizione di famiglia (te lo hanno portato i cuginetti Davide e Chiara in ospedale quando sei nato, quel pupazzo uguale al loro, battezzato per tutti ‘Pino’). E il modo in cui ti accoccolavi sotto al mio braccio mentre ieri, per la prima volta, ti ho letto le favole nel lettone prima di portarti a letto. Sei già così grande. Fai già cose grandi.

Si vede nella voglia che hai di fare le cose insieme a noi, buttare via il pannolino quando ti cambiamo, mettere le verdure nella pentola mentre preparo la cena, provare a metterti le scarpe o tirare su la zip del giubbetto, scegliere quale tra due maglie indossare, dare alla maestra dell’asilo il biglietto per la mensa, lavarti i denti (alias succhiare lo spazzolino e fare sputacchi immaginari qua e là :)).
Richiede impegno coinvolgerti in tutte le cose che facciamo, allunga i tempi, aumenta gli ‘incidenti di percorso’, cambia le procedure, ma è un dono che ti facciamo per la costruzione giorno dopo giorno del te di domani. Non si impara da un giorno all’altro a fare qualcosa; è il risultato di un allenamento leggero e costante, qualcosa che accade lentamente, naturalmente.

18 mesi e già un precisino. La prima volta che siamo stati a giocare ai giardini, qualche mese fa, la tua occupazione principale è stata buttare nel secchio tutte le cartacce che trovavi in giro. Certo, non era una roba igienica, ma che soddisfazione trovare in quel piccolo ‘te’ i semi di un bambino attento e rispettoso! Della natura, e degli altri. Perché a casa propria ognuno fa come vuole, ma il mondo là fuori è di tutti, e  rispettarlo significa rispettare gli altri che lo abitano.
A casa poi, vederti mettere ‘apposto‘ le cose che usi, l’attenzione che poni nel farlo bene, mi chiedo da chi tu abbia preso…sicuramente da noi, visto che l‘esempio è la prima forma di educazione, e allora…se fossimo meglio di quello che pensiamo? Troppo spesso la considerazione che abbiamo di noi non ci rende giustizia. E guardarci attraverso quello che stai diventando può aiutare a darci la misura reale di quello che siamo.

E poi, chiaro, hai anche un carattere tosto, quando ti impunti su una cosa ci vogliono minuti e minuti di pazienza e calma per riportarti alla tranquillità, e gli scivoloni che fai in quegli attacchi di nervosismo che ogni tanto ti prendono…lì sì che so da chi hai preso, ma come ho imparato io (a 35 anni suonati, ahimè!), imparerai anche tu a gestirli, quando saprai comprenderli. Io posso solo aiutarti a ritrovare la calma, per trovare la via.
Sei vivace, sorridente, pieno di gioia e di vita, talmente tanta vita che secondo me spesso non sai più come sfogarla, come mostrarla, e allora eccolo che esce il morsicatore seriale (ma – per fortuna, se posso dirlo! – ieri sei tornato con un brutto morso sul braccio; è un morso al cuore per una mamma, ma so che è anche dal confronto con gli altri che imparerai cosa è giusto e sbagliato).

Come diceva Maria Montessori, nel bambino di oggi c’è l’uomo di domani.
Nessuno ha la ricetta giusta, e nemmeno la sfera di cristallo, quello che possiamo fare è avere una visione chiara del nostro progetto educativo, ma non farci schiacchiare dal peso di questa responsabilità. Dobbiamo fare del nostro meglio ogni giorno, esempio dopo esempio, parola dopo parola, occasione dopo occasione. Un piccolo seme ogni giorno, con costanza e coerenza, sperando di veder sbocciare domani un Uomo. Di quelli per cui vale la pena amare.

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