I 7 motivi per cui sono una madre degenere: #4 abbigliamento e cura

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Enea vestito carino, ma il capello ribelle lascia intendere la tendenza quotidiana

Quanto sono carini i bambini della pubblicità, sempre vestiti di tutto punto e pettinati da signorini. Un po’ alla baby George, per intenderci. Ecco, i miei non sono così, proprio per niente. Non so se finora mi son “salvata” dal ‘precisionismo‘ perché Enea, il mio primo figlio, è un maschietto vivace, vi saprò dire a breve se la nascita di Eva mi trasformerà in una mamma-principessa, ma dai primi segnali…direi di no.

Abbigliamento

Enea ha vissuto sin dalla nascita nei panni di seconda mano di cuginetti o figli di amici. Eva sta facendo lo stesso. I vestiti dei bambini, almeno nei primissimi anni, si rovinano davvero poco, perché li portano qualche volta ed eccoli che sono già passati alla taglia successiva. E a me, restia allo spreco, dispiace davvero tanto pensare che vestiti seminuovi restino chiusi nei cassetti per anni, finché diventano troppo vecchi per essere usati. Questo significa che amici e parenti mi passano ben lieti i vestiti che sono sfuggiti ai loro bambini, ed io li accetto volentieri, sfidando chiunque a distinguere il nuovo dall’usato, la maggior parte delle volte. Quando è nato Enea, per dire, la prima tutina che gli abbiamo messo, bianca con degli animaletti sul petto, eravamo convinti fosse nuova, comprata ad hoc per l’occasione, ma solo qualche mese dopo realizzammo che anche il cuginetto aveva messo quella tutina appena nato…ops…e pensare che eravamo convinti!

Stesso discorso vale per gli oggetti: il trio che sto usando per Eva, ad esempio, è alla quarta creatura. I due cuginetti, Enea e ora Eva. E non ci crederete, ancora funziona! Certo, non è perfetto, ma si usa talmente poco che onestamente, chissenefrega. E così per i seggiolini auto, giocattoli, e oggettistica varia. Addirittura sto usando un completo di lenzuolini, un vestitino e un paio di copertine che erano miei quando ero neonata, così come la camicina di seta che si mette per tradizione ai neonati.

Tutto questo rappresenta un notevole risparmio di soldi (anche se dei cadeau per ringraziare chi ti passa tutto quel ben di dio è sempre educazione farli), ma soprattutto una riduzione dei rifiuti e dello spreco in generale.
In questo senso, faccio lo stesso anche per quanto mi riguarda: i miei vestiti, di solito tenuti molto bene, quando non mi stanno più li passo ad una mia amica, e quelli che non prende lei vanno alla Caritas o nei raccoglitori di vestiti usati. E io prendo spesso i vestiti di mia madre che non le vanno più bene. E anche la fascia che uso per portare Eva l’ho presa usata da una mia amica.

I lati negativi, se così si può dire, di questa mia abitudine all’usato, sono il non potersi sfogare a fare shopping per i bambini (e chi è mamma sa bene che dalla nascita in poi quasi tutto quello che compriamo è per loro, altro che maratone di shopping per noi!), questo perché quasi sempre, quello che ci hanno prestato o regalato è più che sufficiente, anzi spesso mi resta addosso quella sensazione di ‘spreco’ perché non riesco a mettere loro tutti i vestiti che ho.
Naturalmente questa abitudine è parte integrante di un circolo virtuoso che mi porta a passare ad altri genitori, o al limite a qualche associazione, i vestiti dismessi dai miei bambini.

Ovvio che questo va bene per me, ma per tanti è incomprensibile usare per i propri figli cose ‘vecchie’. Ognuno faccia quello che crede, io mi sento bene nei miei panni (ovviamente usati ;)) di mamma degenere.

Cura
Enea spettinato

Enea e il suo capello ribelle

“Ah, io faccio il bagnetto tutte le sere al mio bambino da quando è nato”.
Ehm…io no. Ammetto di averci anche provato eh…ma (per fortuna) la prima volta Enea si è pianto l’anima e il cuore, e quindi il bagnetto rilassante è andato a farsi benedire. E è capitato anche che ci siamo accorti dei baffetti di latte davanti alla porta dell’asilo o che si giri col moccoletto secco. Sono madre degenere? Boh può essere, di certo non sono una maniaca. Enea è un bambino, per lui è importante stare comodo, giocare, correre e sporcarsi. Una volta fatta la quotidiana pulizia, rincorrerlo per lavare via un moccoletto che dopo 10 minuti sarà di nuovo lì, o costringerlo a ripetuti lavaggi di mani glielo evito volentieri. E se la maglietta non è intonsa, poco male, potrà sporcarsi meglio. Quei capelli spettinati, poi, sono così teneri, e fanno pure ‘figo’, il più delle volte.
Poche regole, per me, sono importanti: non si sale sui letti coi vestiti, non si sta in casa con le scarpe, tuta sempre, ma se si esce o è festa ci si veste bene, si esce da casa con i vestiti puliti. E i colori, quelli devono essere abbinati, l’effetto pagliaccetto, almeno per ora, ce lo risparmiamo. Poi so che arriverà il momento in cui vorrà scegliere i vestiti da solo…lì vedremo come gestirla, o se farcene una ragione. Al di là di queste poche regole, prendiamo la vita con leggerezza, e solitamente non puzziamo (forse ora io, con Eva che mi vomita addosso, un po’ di caglio ogni tanto puzzicchio, lo ammetto).

Abitudini

Questo mio modo di gestire la cura e l’abbigliamento dei miei bambini è coerente con la mia filosofia di vita molto ‘Take it easy’, dicesi anche ‘Non complichiamocela’. Pertanto non stiro quasi nulla, stendendo bene i vestiti appena finito il ciclo di lavaggio e piegandoli appena asciutti, e anche per le pulizie di casa, quelle generali una volta a settimana sono più che sufficienti (e prima che mi facessi aiutare da una persona, era grasso che colava), mentre il grosso lo facciamo quotidianamente (briciole su tavolo e pavimento, sassolini e terriccio all’ingresso -abitando in campagna e a piano terra è doveroso-). Non so se è una forma di reazione alle abitudini della mia famiglia di origine, con una madre maniaca delle pulizie che afferma “polvere e bagno si puliscono tutti i giorni” e che ad ogni rubinetto aperto fa corrispondere una passata di spugna per asciugare, fatto sta che il poco tempo libero che abbiamo, soprattutto ora con due bambini, preferiamo passarlo facendo cose insieme.

Dopo questo post mi sono guadagnata di diritto l’epiteto di mamma zozzona; per fortuna non siamo che una famiglia normale, che fa del proprio meglio nel tempo a disposizione, con le sue priorità e al netto di manie e fissazioni (perché stirare le mutande o spolverare tutti i giorni, concedetemelo, non è necessario, è una fissa). Detto ciò, cito a mia discolpa Betty Hinman: “I bambini non ricorderanno se la casa era lustra e pulita, ma se leggevi loro le favole. E a giocare con le macchinine farò anche un po’ schifo, ma a leggere le favole non mi batte nessuno!

I 7 contenuti della serie ‘madre degenere’ +1
  1. Allattamento
  2. Salute
  3. Autosvezzamento
  4. Abbigliamento e cura (l’hai appena finito di leggere)
  5. Religione (coming soon)
  6. Esisto anche io (coming soon)
  7. Educazione (coming soon)
  8. Mamma (degenere?) nel tempo libero

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