I 7 motivi per cui sono una madre degenere: #1 allattamento

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Enea e la sua sonnolenza appena nato


Nasci mamma e ti accorgi che tutti hanno qualcosa da dirti.
La differenza rispetto a prima è che invece di limitarsi a ‘criticarti’ alle spalle, ora che sei mamma quello che è giusto te lo devono proprio dire. Sia mai che tuo figlio cresca male.
Quando poi provi a far valere le tue ragioni, la risposta solitamente è “Non mi pare che quelli che (descrizione variabile in base all’oggetto della conversazione) siano morti o cresciuti tanto male”. E grazie al cavolo! Anche mio padre fumava con me in macchina, e non sono morta (almeno, non ancora), ma io non lo farei mai!

Il fatto che poi io, figlia di una pedagogia fatta di sculacciate, urla e punizioni, abbia combattuto (e con qualcosa combatto ancora, a 37 anni suonati) con depressione, insicurezze, autostima altalenante e attacchi di rabbia dovuti probabilmente a ferite mai chiuse, non fa nascere per niente il dubbio che forse forse qualcosa potrebbe essere (giustamente) evoluto, o che quello che a me non è piaciuto, magari non voglio ripeterlo con Enea.E poi, diciamoci la verità, i libri, il web e la testa della gente sono pieni di teorie e studi che dicono tutto e il contrario di tutto.
Ma la vera verità è che la verità assoluta non esiste.
Per questo bisognerebbe lasciare le persone libere di vivere la propria genitorialità come meglio credono.
Che per me non significa affatto giustificare tutto dietro la ragione dell’istinto materno/paterno, che per me è un falso mito.
Ma se io ho a cuore certe cose, ci ho ragionato, riflettuto, ho valutato i pro e i contro e alla fine ho scelto la strada più in linea col mio modo di concepire la vita…”tu che vuo’, eh!?”.

E comunque, in questo ancor breve percorso di madre, sono diverse le cose che mi hanno fatto sentire spesso inadeguata, una madre degenere, una madredemmerda, ecco. Dall’allattamento allo svezzamento, dal modo in cui lo curo quando sta male all’attenzione (poca) che dedico all’abbigliamento o alla casa, dall’impronta religiosa che (non) gli stiamo dando al tempo che ci dedichiamo come persone e non solo come genitori, fino alle scelte educative. Ma andiamo per gradi, oggi parliamo di allattamento, e di settimana in settimana affronterò gli altri argomenti. A piccole dosi, che sono delicati sia da scrivere che da accettare (che le critiche ci stanno sempre un po’ sul culo, diciamolo, soprattutto se vengono da chi non si mette mai in discussione).

Allattamento

Sin dai primi giorni di vita di Enea, ho lottato con tutte le mie forze per non cedere alla famosa ‘aggiunta’. Mi son sentita dire più volte “Se piange (o dorme, a seconda dei casi…mah) è perché non hai il latte“, piuttosto che “Come stai?”.
E appena sei diventata mamma, si sa, è delle critiche che hai bisogno, non di sostegno o di qualcuno che si interessi di come ti senti, in quello sciabordio di ormoni che te lo raccomando!

latte con siringa CT

Siringhetta di latte

All’ospedale ho chiesto il tiralatte, per accertarmi che non ci fosse davvero niente, e alla fine è venuto fuori che il latte c’era e Enea dormiva perché aveva l’ittero. Appurato questo, mi hanno appoggiato dandogli il latte appena tirato (che era in realtà colostro) con una siringa senza ago, perché non volevo si abituasse prima al biberon che al senoSì ok, forse un po’ cagacaxxo ero, si può dire. Ma sono state tutte molto carine nel non farmelo pesare.

Una volta a casa lo attaccavo sempre troppo spesso (l’allattamento, si sa, va fatto ad orari…), quindi significava che non avevo latte, ovvio. E se la notte si svegliava ogni due ore per mangiare, dovevo dargli la camomilla o l’acqua, così presto avrebbe smesso. Che poi, mi sono sempre chiesta perché mai un neonato non dovrebbe svegliarsi per mangiare, se la natura glielo richiede. Poi certo che preferiremmo tutti farci delle belle dormitone di otto ore, manco a dirlo, ma a noi questa fortuna non è toccata, nemmeno oggi che Enea ha quasi 3 anni. Ma sicuramente la colpa è mia perché l’ho abituato male, allattandolo a richiesta anche di notte, fino a 1 anno.

Col passare dei mesi comunque Enea cresceva bene, ma chissà, forse di aria, visto che io non avevo latte. E piangeva come un disperato, non certo perché era un rompitimpani come (quasi) tutti i neonati, no, ma perché aveva fame. E io non avevo latte.
E che dire quando, dopo un paio mesi, le tettone ipertrofiche grondanti latte sono andate a regime e hanno assunto una dimensione normale (per me che ero normotetta)? Non era certo perché il mio corpo aveva capito l’andazzo e si stava autoregolando, no. Era perché non avevo più latte.

E più io mi arrabbiavo (e piangevo, piangevo, piangevo come una fontana) più mi sentivo rispondere ‘Guarda che anche con l’artificiale i bambini crescono bene!’.
Certo, cacchio, certo, ci credo! Ma perché invece di sostenere una mamma piena di dubbi, ansie, dolori e stanchezza (e pure ormoni!) e accogliere le sue fatiche, dovete dargli la soluzione ultima, la sentenza finale del “Non hai latte, compra l’artificiale“. Perché? Perché è più facile non stare a sentire i suoi sfoghi o darle una mano nel resto, affinché lei si dedichi a nutrire il suo bambino e soprattutto a entrarci in sintonia e a capirci qualcosa?

Fatto sta, che siccome alla fine sono cocciuta e di soccombere allo stress psicologico e all’ansia da prestazione proprio non avevo voglia, sono andata (sempre tra un pianto e l’altro) prima al Consultorio Familiare di Fabriano, per parlare con l’ostetrica, vedere come Enea si attaccava e avere qualche consiglio esperto (che anche lì ci sono le teorie e ognuno ha le sue, ma gli davo almeno più fiducia che allo stuolo di mamme che pur non avendo allattato sapevano esattamente cosa avrei dovuto fare io per (non) allattare.)
Alla prima occasione, ho parlato con la mia ginecologa delle difficoltà che avevo davanti a tutti i consigli che ricevevo, spesso divergenti dal mio modo di pensare, e lei mi ha sostenuto dicendomi che l’ostetricia e la puericultura negli ultimi 30 anni hanno fatto passi da gigante ed è normale che ciò che era legge quando io sono nata, oggi sia completamente ribaltato.
Dopo un paio di mesi è toccato alla Casa della Maternità del Salesi, dove ci hanno tenuto qualche ora in ‘osservazione’ per poi dirmi che stavo facendo bene e dovevo solo stare tranquilla. Forte del fatto che poi Enea cresceva, ho tenuto botta cercando di ignorare tutti i commenti e i consigli non richiesti. Ma non si sa le visite che ho fatto al sito de La Leche League per cercare informazioni, arrivando spesso vicina al chiamare una volontaria per una consulenza.
Per fortuna, anno dopo anno, il tema allattamento diventa sempre più ‘caldo’ e anche in posti remoti come Fabriano si possono trovare luoghi in cui confrontarsi e avere sostegno esperto e competente, come La Stanza di Giò, dove trovate Giorgia, ostetrica e mamma allattante.

Quando finalmente ho iniziato lo svezzamento, ma ancora lo allattavo, è stato un continuo di “Che lo allatti a fare, tanto ormai è acqua”. Per non parlare di quell'”Allatti ancora?” andato avanti finché non abbiamo deciso di smettere, pochi mesi prima dei due anni. Ma per fortuna ormai avevo le spalle grosse, e la maggior parte dei commenti e dei consigli erano ormai per il modo in cui stavo svezzando Enea, che naturalmente non andava bene, neanche quello.

Chiudo questa riflessione, che doveva essere breve e invece ciao, come al solito, sottolineando che non voglio dividere tra buone e cattive le mamme che allattano da quelle che non allattano. Chi decide di non allattare al seno per qualsivoglia motivo è libero di farlo.
Questo non è che il racconto della mia esperienza, che ho sentito spesso coincidere con quello di tante altre mamme che allattano. Perché sì, allattare al seno può essere difficile, doloroso e complicato. Il fatto che sia la cosa più naturale del mondo non significa che sia facile. Togliamocelo dalla testa.

A volte di fronte alle difficoltà ci si può (far) convincere che qualcosa non sta funzionando bene e bisogna smettere. Io per prima, se non avessi avuto la tigna che ho e se non avessi letto tanto prima e durante, avrei mollato quasi subito. Io ho questo carattere, avevo latte e sono andata avanti per la mia strada. A me faceva bene questo. Tutte le mamme che non hanno davvero latte, o la forza per affrontare un allattamento impegnativo o semplicemente decidono che allattare non fa per loro, sono libere di farlo. Basta che ce la finiamo di fare le gare a chi è meglio di chi. Ognuno dentro di sé lo sa se la scelta che ha fatto è stata la migliore o se poteva fare diversamente.

Il mio messaggio, qui, è semplicemente quello di rassicurare le mamme che si sentono in difficoltà e dire loro che ci sono tanti esperti a disposizione per aiutarle a fare la scelta giusta (e il pediatra no, non è spesso la persona più adatta, non me ne vogliano quelli competenti in materia), liberandosi dei mille e mille consigli che arrivano da ogni dove.

Perché alla fine, la cosa più importante è una mamma serena. Ché i bambini crescono sì con il latte, ma hanno bisogno anche di amore e serenità.

I 7 contenuti della serie ‘madre degenere’ +1
  1. Allattamento (l’hai appena finito di leggere)
  2. Salute
  3. Autosvezzamento
  4. Abbigliamento e cura
  5. Religione (coming soon)
  6. Esisto anche io (coming soon)
  7. Educazione (coming soon)
  8. Mamma (degenere?) nel tempo libero

8 pensieri su “I 7 motivi per cui sono una madre degenere: #1 allattamento

    • casatufilla scrive:

      La cosa che più mi dispiace è che tanti allattamenti non vanno a buon fine proprio per la sfortuna di non avere una buona guida, ed è davvero un peccato, per la mamma, per il bambino e pure per il portafoglio 😬

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