Mamma (degenere?) nel tempo libero

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Le nostre colazioni al bar del sabato mattina

Si può essere mamma per 4 ore al giorno? E che mamma?
Me lo chiedo spesso, da quando ho ricominciato a lavorare a tempo pieno, quasi un anno fa. Vedo Enea la mattina dalle 6.30/7.00 alle 8.00, poi la sera, più o meno dalle 19.00 fino alle 22 che non si addormenta.
Che tristezza, è il primo pensiero. Ma non sarei io, se mi fermassi lì, a piangermi addosso e lamentarmi. Con la nascita di Enea ho imparato a usare la positività che tenevo nascosta chissà dove, e che adesso è fondamentale per scacciare il pensiero che siano gli altri a crescerlo (le maestre, i nonni) e che non si possa essere una brava mamma nel “tempo libero”.

Ma non è vero. No.
E questo non significa che sia facile, è difficilissimo in realtà, sia per la stanchezza che per i sensi di colpa che a volte vincono, ma il fatto che sia difficile non significa che non possa essere comunque possibile. E bello. Per diversi motivi.

La consapevolezza

Che tutto parte da lì, sempre. Se il problema non te lo poni, non esiste, e forse campi anche meglio. Ma io non sono così. Lo so che con Enea passo poco tempo e che tante esperienze sono delegate ad altri o gli sono precluse. Ma proprio per questo quando sono con lui provo a fare del mio meglio, perché non ho un altro momento per farlo.
E’ la troppa sicurezza che spesso ci porta davanti al pericolo. Quando sono a casa da sola con lui tutto il giorno mi rendo conto che il tempo bello che passiamo insieme non è tanto di più, in proporzione, di quello che riesco a recuperare in quei giorni di 4 ore. Perché so che ho tutto il giorno per fare qualsiasi cosa. Ed è qui che entra in gioco il secondo motivo.

La capacità di ottimizzare il tempo

Già me ne ero resa conto dopo essere diventata mamma, arrivando a chiedermi “Ma come facevo prima a dire che non riuscivo a fare niente e che ero sempre di corsa?“.
Avevo una vita frenetica e spesso non riuscivo a mettere insieme una cena o fare la lavatrice. Oggi invece riusciamo a fare (più o meno) tutto. Sappiamo che il tempo è quello, e tutto quello che risparmiamo è tempo in più per noi e per Enea. E allora abbiamo imparato ad essere più efficienti. Con qualche trucco.

Per le pulizie ho chi mi aiuta un paio di ore a settimana, così il weekend non devo pensarci. A casa ci dividiamo i compiti più o meno equamente. Sia per quanto riguarda la cura di Enea che per le incombenze quotidiane. Se oltre al lavoro avessi dovuto occuparmi io di tutto, avrei sicuramente fatto più fatica ad essere positiva. Ma resto dell’idea che avere un compagno che fa la sua parte non è culo, è intelligenza. E’ aver avuto un minimo di visione per capire quali fossero le cose importanti per una famiglia, e aver aspettato con pazienza (insomma…quella non tanta) di innamorarmi di una persona con tutti (la maggior parte, dai) i crismi.

Le pause pranzo al lavoro sono diventate vitali per fare commissioni, spese, scrivere sul blog, leggere, camminare.

Ci alterniamo, per avere ognuno i nostri momenti con Enea. A dormire ce lo portiamo entrambi, a giorni alterni. Uno prepara la cena e l’altro sta con Enea, poi ci scambiamo e chi ha cucinato sta con Enea e l’altro pulisce la cucina. La mattina idem, uno lo aiuta a vestirsi e l’altro a lavarsi, tipo.

 

La voglia di trovare i nostri momenti e dimostrarci amore

E’ in questo che provo fare la differenza, ad di là della quantità di tempo. Provo ad esserci, a vivere qui ed ora. Senza concentrarmi sul tempo che non ho passato con Enea o su quello che potrò fare domani. Quando sto con lui ci sono e basta.

A partire dal mattino, con un ‘Buongiorno pipino, come hai dormito?‘ e aspettando con interesse la sua risposta. Quando prima di alzarci mi infilo nel suo letto e ci facciamo le coccole, ascoltando le cose che ha da dirmi. Durante la colazione, tutti e tre insieme a raccontarci la giornata che verrà, o la sera, ascoltando i racconti (spesso alquanto fantasiosi) di quella appena trascorsa. Mentre andiamo all’asilo e cantiamo insieme una canzone o mi chiede mille perché a cui mi sforzo di rispondere sempre. Quando percorriamo tutti e 3 insieme quei pochi metri che ci separano dalla porta del nido, dove poi scompare gioioso e nonostante tutto so che è la cosa migliore per lui, e che se avessi potuto tenerlo a casa, gli avrei fatto perdere qualcosa di bello e importante per la sua crescita. Il modo in cui mi corre incontro e ci abbracciamo forte la sera, quando vado a prenderlo dai nonni, che nonostante tutti i difetti e il ‘vecchio stile’ in fatto di educazione, il tempo con loro è un regalo per il quale so mi ringrazierà sempre. L’aspettare con ansia il passaggio all’ora legale per poterlo finalmente portare ai giardini prima che faccia buio, e accorgermi poi di quanto lui ami anche semplicemente correre in bicicletta con gli altri bambini del quartiere, urlando in continuazione ‘mamma guarda, mamma vieni’. E io guardo e io vado. Il tempo speso a cucinare, inframezzato dalle sue incursioni per rubare un pezzo di cetriolo, di formaggio o di pane, e i miei continui avanti e indietro di fronte ai suoi “Mamma vieni, ti ho preparato un regalo“. I cartoni abbracciati insieme sul divano o le passeggiate al tramonto incontro ai vecchietti del paese, a mischiarci le anime e i pensieri con le ultime energie della giornata, prima di finire abbracciati nel suo lettino a leggere i suoi libri e ad abbandonarci al sonno, dopo cento discorsi e ragionamenti serissimi (suoi) e risate soffocate (mie) di fronte alla meraviglia che è, e al ridere che fa.

Sono tutte cose normali, lo so. Cose che succedono in ogni famiglia, sia in quelle a tempo pieno che in quelle a ‘pezzi e bocconi’, come la nostra. Ma proprio per questo so che Enea è un bambino felice, perché anche se non siamo sempre con lui, l’amore che proviamo glielo dimostriamo in ogni gesto e in ogni attimo passato insieme, cercando di renderlo il più denso e prezioso possibile. E perché, più che nelle cose che facciamo o diciamo, la sua crescita e la sua educazione passa da quello che noi siamo, con lui e tra di noi, dal nostro esempio. E quella è una contaminazione che c’è sempre, in ogni istante condiviso, di valore o meno, positivo o negativo che sia.

4 pensieri su “Mamma (degenere?) nel tempo libero

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