La notte peggiore della mia vita di mamma

Notti in bianco con Batman

Non sarò una supermamma, ma ho un figlio supereroe.

O almeno credo, ‘ché si sa, i ricordi poi si affievoliscono e sembrano sempre meno amari. Per questo stavolta ho deciso di scriverla subito, quella che penso essere stata la notte peggiore della mia vita di mamma.
Una notte in cui non c’entravano malanni o ansie. C’entrava la mia testa, che è crollata. Come in un videogioco anni ’90: GAME OVER, insert coin. E mentre Enea piangeva in camera sua, io piangevo seduta nel mio letto, con tanto di sangue dal naso, a me che non succede mai, immagino avessi la pressione alle stelle.
All’improvviso mi ero sentita persa, e sola, e incapace di prendere alcuna decisione che fosse buona per Enea. All’improvviso mi sono vista egoista e sbagliata.

Cos’era successo di così grave?

Era già da qualche giorno che Enea, svegliandosi la notte, richiedeva la mia compagnia per riaddormentarsi ma appena si accorgeva che non c’ero più (perchè lo credevo addormentato!) iniziava a piangere e urlare “Mamma, vieni!”. E questo a oltranza, dalle 2 di notte finché non si infilava in mezzo a noi e buonanotte.
Nella notte peggiore della mia vita questa ‘via d’uscita’ non c’era. Andrea aveva l’influenza e le lenzuola erano un sudario umido in cui Enea non poteva dormire. Ho fatto per due ore avanti e indietro tra la sua camera e la nostra, infreddolita e stanca, dopo notti di sonno a singhiozzo. Notti in cui ho cercato di essere accogliente e dolce, di rassicurarlo e di stargli vicino.
Poi, di fronte all’inutilità dei tentativi, la mia testa è andata in tilt. Come un bambino, con la stessa ostinatezza di Enea, ma con 35 anni in più, sono tornata a letto dicendogli che non avrei passato la notte sveglia in camera sua. Cos’altro aspettarsi se non una scena madre? Un pianto disperato fino a che Andrea si è alzato intimandogli di tornare nel suo letto e io ho aperto le danze della mia crisi.

Ero persa e non sapevo che fare, sapevo solo che era tutto sbagliato.

Era sbagliato chiedergli di non chiamarmiminacciarlo o creare una routine di co-sleeping che non aveva mai avuto e nemmeno desiderato.

E mi sentivo sola.

Perché Andrea quella notte stava male e non potevo chiedergli il cambio.
Perché è difficile seguire una linea comune su come approcciarci ad Enea. Io faccio cose che secondo Andrea non funzionano e lui usa metodi che non condivido, ma in cui spesso cado anche io.
Perché sapevo che non avrei potuto chiedere un time-out, il giorno dopo, per dormire. Andrea non ce l’avrebbe fatta e chiederlo in famiglia avrebbe significato sottolineature su quanto già si occupino di Enea mentre lavoro e paragoni con l’averci cresciuti da soli lontani da nonni e parenti.

E mi sentivo incapace.

Perché tutti ce la fanno e io invece cedo per qualche notte in bianco.
Perché non riesco a capirlo, rassicurarlo e consolarlo.
Perché mi arrabbio e lui ha solo due anni.

Poi Enea si è addormentato, sfinito, e io pure ho smesso di piangere.
Ma se posso trovare qualche senso in questa notte terribile forse ho capito che:

Succede.

Il fatto che della maternità si racconti spesso solo il bello non significa che non si sia passati per notti di merda come queste.

Dobbiamo iniziare da noi.

Ho abbastanza pazienza con Enea, ma ci sono situazioni in cui perdo completamente il senno. Ma lì il problema sono io. Ci sono le mie insicurezze, c’è qualcosa di atavico che riapre delle ferite, e non affrontarle peggiora solo le cose.

Ce la possiamo fare.

Ma dobbiamo smetterla di pensare che solo gli altri ce la fanno e noi no. Sono convinta che in pochi la passino liscia, tutti gli altri non lo raccontano, o come per tutti i ricordi, li dimenticano o li addolciscono.

Mettiamoci in discussione.

Ma senza smettere di volerci bene, anche dentro ai capitoli più bui della nostra vita di genitori. Quando un genitore smette di farsi domande e cercare risposte, lascia che siano il caso, i suoi incastri psicologici o le sue convinzioni, a crescere suo figlio. Smette di impararedi cambiare e di crescere insieme a lui.

Mi è costato molto questo racconto. Scoprire il fianco non è mai facile, ma è terapeutico, ci fa ammettere una realtà che poi non possiamo negare.
Ammettiamo di essere umani e smontiamo ogni tanto lo stereotipo della supermamma, che sa tutto e non vacilla mai: non può che fare bene a chi si crede l’unica sfigata madre degenere sulla faccia della Terra.

È dura signori miei, un sacco. E dirselo, ogni tanto, fa solo che bene.

E voi? Siete supermamme a cui riesce tutto bene o anche voi navigate a vista e a volte perdete la bussola? Lasciate un commento, condividete la vostra storia e diamoci una bella pacca sulla spalla. E se pensate che qualcuno ne abbia bisogno, condividete questo racconto, che a fare del bene non si sbaglia mai!

7 pensieri su “La notte peggiore della mia vita di mamma

  1. Bisty scrive:

    Sono una mamma di una bimba di 18 mesi e sto passando anche io notti difficili come quella che hai descritto. Coraggio, non sei sola. Grazie per aver condiviso la tua esperienza. In questo modo non mi sento sola nemmeno io. 🙂

    • casatufilla scrive:

      Grazie Bisty, in tanti si chiedono perché uno dovrebbe raccontare le sue vicende personali su un blog, sicuramente in molti le chiameranno manie di protagonismo. Quando sono diventata mamma ho passato un periodo difficile, inadeguatezza e insicurezze la facevano da padrone, mentre intorno tutti inneggiavano all’aura magica che coglierebbe ogni mamma, quella ‘tutto amore dedizione e sopportazione senza alcuna fatica’. Ho avuto poi la fortuna di imbattermi in blog che raccontavano la maternità con parole vere, oneste, e mi sono sentita meno sbagliata. Raccontare la mia esperienza in questo blog, che già esisteva ma aveva altre forme, è stato il mio ringraziamento per il bene ricevuto, sperando possa aiutare qualcuno come altri hanno fatto con me.

      • Bisty scrive:

        Sì ti capisco…. “non sai quanto sei fortunata, di cosa ti lamenti” mi son sentita dire mille volte. Quindi oltre all’inadeguatezza, alla stanchezza, all’insicurezza e alla solitudine, subentrava anche il senso di colpa. Ma piano piano passa… meno male! 🙂

  2. Samantina scrive:

    La mia piccola ha sette mesi e si, anch’io sto sbroccando…ho avuto pazienza, fin troppa, quando mi dicevano che dovevo darle l’aggiunta, quando mi dicevano e continuano a dirmi che il mio latte ora è inutile, quando sanno tutto e ogni cosa che faccio io “sarebbe meglio farla in altro modo”…sono cresciuta indipendente, ho sempre scelto la strada meno comoda pur di mantenere la mia indipendenza e ora sono costretta ad accettare l’aiuto perché devo andare a lavoro…che già soffro a lasciare la mia piccola e a dover lavorare tutto il giorno, ci si mette anche il mio modo di essere!!! E vai coi sensi di colpa, le crisi di pianto e la paura, la folla paura di sbroccare seriamente!!! Sono ufficialmente in crisi…come si resiste a tutto ciò??? Sto mettendo in dubbio tutto…il mio lavoro, la mia vita, il mio amore… tutto tranne me e lei, che è la meraviglia 💜 …mi sa che mi serve uno psicologo eh??? 😁

    • casatufilla scrive:

      Samantina, come ti capisco. Un paio di cose mi viene da dirti, la prima è di non sentirti sbagliata per questa difficoltà che stai provando. I primi mesi di un neonato sono difficilissimi, ma devi ricordare è che sono tutte fasi, difficilissime da vivere giorno per giorno, ma finiranno, lasciando spazio ad altre fasi, a volte migliori altre peggiori, in un altalenarsi che però ci aiuta a riprendere fiato e fiducia. Avere dei dubbi credo sia una gran fortuna, è quello che ci permette di cercare soluzioni e alternative e di avvicinarci pian piano alla migliore versione di noi stessi. Continua a farti domande, ma datti ancora tempo prima di mandare all’aria tutto, che gli ormoni e lo sconforto sono cattivi consiglieri. Quanto allo psicologo, guarda, con me sfondi una porta aperta. Io non lo considero ‘il medico dei matti’ come in tanti pensano, ma un amico che la sa lunga e con cui confrontarmi, capace di farmi vedere le cose da un altro punto di vista, o di ridimensionare situazioni e sentimenti che non riesco a gestire, quindi perchè no!? Intanto ti abbraccio e se ti fa piacere seguimi sulla mia pagina Facebook, dove trovi anche un post in cui ho condivido un testo che il tuo commento mi ha fatto tornare in mente: https://www.facebook.com/casatufilla/posts/1136400049874853

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