A volte ritornano, più ricche e più felici

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Fatto a mano e con il cuore, di notte.

E fu così che dopo 10 mesi di maternità, un lunedì la sveglia ha suonato alle 6.30, e passati i primi minuti accademici di “Chi sono, dove sono, uccidetemi qui, ronf ronf, oddio è tardi!” si sono aperte le danze, uguali ogni mattina da lì in avanti.
Docce, io preparo un figlio poi aria alle camere, letti, pulita veloce al bagno, bucato o veloce riordino mentre papà prepara l’altro figlio, scende a organizzare colazione, merende e pranzo, poi si esce, io la piccola al nido, lui il grande all’asilo, 23 minuti netti di strada fino al lavoro, 8.30-12.30, pausa pranzo ad alta intensità di attività, 14-16, corri dai nonni a riprendere la piccola sclerata dopo 9 ore senza di me e il grande sclerato senza più pisolino pomeridiano, carica figli zainetti avvisi varieedeventuali in macchina, intrattieni la piccola che piange per mammamimanchi e il grande che piange per lasciamidormiretiprego, arriva a casa, scarica figli zainetti avvisi varieedeventuali, coccola la piccola, gioca col grande, sistema qualcosa, arriva papà, prepara la cena, mangia (ahahahah), uno prepara il grande, uno la piccola, papà addormenta il grande, io la piccola, papà crolla e io, se non lo seguo a ruota, sistemo il bucato, riordino o mi dedico a qualche hobby. Finalmente vado a letto, spengo la luce e si sveglia Eva. Buonanotte.

Volendo essere più sintetica, sono rientrata al lavoro e riprende la routine.

Sono triste? Sono felice? 50/50, ma azzarderei anche un 30/70.

Perché? Perché la maternità a me dà ottimismo. Dopo la nascita di entrambi i miei figli, passati i primi 2-3 mesi di assestamento, si è aperto un periodo di idee, progetti, entusiasmo e soprattutto, positività.

Riesco a concentrarmi sulla fetta ‘buona’ di torta, ignorando il resto, o dandogli il peso che merita.

Se dovessi raccontare in 5 parole il passaggio dall’essere mamma a tempo pieno al ritorno al lavoro sarebbero queste:

LUCIDITÀ

Amo i miei figli e mi mancano, ma non sono una mamma con l’h24 nel sangue. L’avere un tot di ore in cui i miei figli non stanno con me ma so che stanno bene, mi permette di ricaricare le pile e ritrovarmi in altri ruoli al di là di quello di madre, per completare il mio essere Isabella, e non solo ‘mamma-mamma-mammaaaaaaa’.

ORGANIZZAZIONE

Con le aspettative basse e il perfezionismo messo in un angolo, sto adottando strategie e trucchetti che mi aiutano ad avere (quasi sempre) ben chiare le cose da fare, così da non perdermi in continuazione e saper sfruttare ogni momento libero.

LIBERTÀ

La pausa pranzo è il mio momento d’oro. Un’ora e mezza al giorno, 7 ore e mezza a settimana, di tempo mio e solo mio. E ci metto dentro di tutto, letture, commissioni, scrittura, formazione personale, hobby, pranzi ‘romantici’ o con le amiche. La scarsità di tempo aiuta a fare tesoro di ogni singolo minuto, tanto che anche l’ora che passo in macchina, tra andare e venire dal lavoro, la sfrutto ascoltando podcast, facendo telefonate o mandando messaggi (beata tecnologia!)

AMAREZZA

La maternità è ancora una nota stonata nella vita di una donna che lavora, e per quanto ci si sforzi (ma troppo spesso non ci si sforza affatto), nel necessario quanto urgente viaggio verso il cambiamento culturale c’è sempre chi non perde l’occasione di fare schifo, che siano politiche, commenti, gesti o paragoni.

PROGETTUALITÀ

C’è chi mi appoggia, chi mi dà della pazza e chi vede, insieme a me, l’immagine rivelarsi come nel gioco ‘unisci i puntini’, ma ho cose per la testa che mi fanno stare bene. Che non mi porteranno chissà dove, ma un passo davanti ai miei sogni sarà più che sufficiente. Ed è esattamente quello di cui ho bisogno ora.

E quindi niente, sono tornata, e dopo essermi permessa il lusso di non pensare ad altro se non alla mia famiglia, ho voglia di rimettere mano a tutto il resto, a tutto quello che ritengo importante, a questo blog, al lavoro e alla mia crescita personale. E voglio raccontarvelo passo dopo passo.

 

 

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