Il (difficile) mestiere di educare

educare

Non mi piace etichettarmi come seguace di quella o quell’altra linea educativa; come già raccontavo, ho cercato di documentarmi, continuo a farlo, e di tutto quello che leggo, poi prendo solo ciò che mi appartiene e che sento di poter fare, certo non senza difficoltà. Ogni giorno mi imbatto nella realtà dell’essere genitore e occorre avere l’intelligenza di aggiustare il tiro, di capire quando e perchè si è fatto un certo errore, quella cosa che non mi fa sentire felice e soddisfatta, e poi perdonarmi, con l’idea fissa, però, che la prossima volta dovrò fare di meglio.

Ma se devo dare una forma alla linea educativa che voglio tenere con Enea, questi sono i punti fermi: rispetto ed empatia, nessuna prevaricazione, fidarmi della sua intelligenza e capacità, condividere.
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Chi mena prima mena due volte

morsi

Il famoso orologetto

Raccontavo, qualche mese fa, di quanto Cipollino amasse mordere. E di come le avevamo provate tutte e non sapevamo più che fare. Bene. Pian piano ha iniziato a diminuire con i morsi, iniziando però a pizzicare. Ora anche quel vizio sembra meno prepotente.

Sarà che era solo una fase.
Sarà che sta crescendo.
Sarà che ora capisce che non ottiene amore.
Sarà che ora capisce che provoca tristezza.

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Quattro chiacchiere tra mamme e pedagogista

liberi

Anche nelle città piccole e un po’ sfigate come la mia, grazie all’iniziativa di qualche volenteroso si riescono a trovare preziose occasioni di confronto, scambio e crescita.
Come quelle organizzate dall’asilo Fantaghirò insieme al pedagogista Paolo Cingolani di Liberamente. Per rispondere alle mamme-amiche che non sono riuscite a partecipare all’incontro di ieri, metto in fila i punti salienti, cercando di non metterci dentro le mie considerazioni personali. I consigli si riferiscono a bambini sopra i 3 anni, ma chi ha bambini più piccoli, come me, ci trova l’utilità di lavorarci fin da subito, così da arrivare a certi traguardi con più naturalezza e senza intervenire con azioni correttive a posteriori.
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I figli creano dipendenza?

educate-children

Non so a voi, ma credo che a me i figli creino dipendenza (poi magari al secondo o al terzo ne riparliamo :)).
Sono diventata mamma tardi, 36 anni. Certo, in linea con i tempi di adesso, ma lasciando stare dinamiche sociali ed economiche, è tardi.
Per questioni di energia, prima di tutto, e di tempo, poi.
Perchè se a 20 anni le notti in bianco le reggi a gogo e l’hangover dura giusto qualche ora, a 36 ti sconquassano come non mai. Perchè se a 20 anni balli per ore senza sosta, a 36 hai il fiatone dopo la seconda rampa di scale. Ma lasciando l’ironia e i limiti fisici, a 36 anni è tardi perchè solo quando li vedi crescere da un giorno all’altro, ti rendi conto di quanto il tempo voli e capisci che se avessti fatto i tuoi figli prima, avresti più vita da trascorrere con loro, stargli accanto, vedere cosa diventeranno e se e come continueranno a mandare avanti questa Terra.
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Bimbo mordicchio

Finché mordeva i forchettoni andava bene…

Cipollino, di 14 mesi, morde.
Lo fa da sempre e da sempre gli diciamo ‘no, non si fa’. Ma la situazione non si risolve.
Da che ne ho ricordo è sempre stato un fan sfegatato del mouthing, ma ora che inizia ad avere 12 denti e a capire i ‘no’ (che solitamente ignora anche per altre cose) inizia a diventare un problema.
Sto provando ad osservare le situazioni in cui lo fa, per trovare delle connessioni, finora inutilmente. Mentre morde, a volte sembra rabbioso, altre volte ride, altre sembra più un dispetto (come le altre n cose che gli dici di non fare, e  puntualmente fa).
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